Crisi dell’ex Ilva: i sindacati in Regione chiedono al Governo di sbloccare risorse e decidere il futuro dello stabilimento

Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha convocato il 17 giugno le organizzazioni sindacali per un confronto sulla crisi dell’ex Ilva, accogliendo una richiesta che esprime il grado di allarme del movimento sindacale sulla situazione dello stabilimento siderurgico tarantino. All’incontro hanno partecipato le segreterie confederali regionali di Cgil, Cisl e Uil e le segreterie regionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl Metalmeccanico.

Lo scenario critico che spinge i sindacati all’azione

Al centro del confronto la situazione sempre più critica del siderurgico di Taranto, tra produzione ridotta, aumento della cassa integrazione e le prime procedure di licenziamento nel sistema degli appalti. Aumentano i numeri della cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e dell’Ilva in amministrazione straordinaria, mentre nel comparto degli appalti si registrano nuove procedure di licenziamento collettivo.

Ci sono lavoratori che vivono esclusivamente di ammortizzatori sociali, famiglie che non riescono a sostenere spese sanitarie o a garantire un futuro ai propri figli. L’impatto della vertenza travalica dunque il perimetro della sola fabbrica: è una questione che coinvolge l’intero tessuto sociale della provincia.

La questione delle risorse e il “piano corto”

Le organizzazioni dei lavoratori denunciano il progressivo peggioramento del cosiddetto “piano corto”, definito fin dall’inizio un vero e proprio piano di chiusura, e sottolineano come i ripetuti rinvii del processo di vendita non stiano offrendo risposte adeguate alla crisi del gruppo.

Secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, le risorse economiche messe a disposizione dal Governo rappresenterebbero una “coperta troppo corta”, tale da rischiare di compromettere definitivamente ogni ipotesi di rilancio dell’ex Ilva. Se arriveremo fra tre mesi senza che ci sia la conclusione del bando di vendita internazionale, significa che saremo di fronte a un disastro sociale e alla chiusura dello stabilimento, secondo quanto dichiarato dal sindacalista Francesco Brigati della Fiom Cgil Taranto al termine dell’incontro con il ministero.

Le richieste alle istituzioni e il ruolo della Regione

Nel corso dell’incontro è emersa la necessità da parte dei sindacati di accompagnare la transizione del polo siderurgico con una strategia industriale capace di garantire continuità produttiva, salvaguardia dei livelli occupazionali, con risorse aggiuntive e misure straordinarie, e nuove opportunità di sviluppo per il territorio attraverso la riqualificazione industriale di Taranto.

Per una vertenza di questa portata ritengono indispensabile riaprire il tavolo interistituzionale, quindi riavviare il confronto a Roma. Decaro ha spiegato che il prossimo passaggio dovrà avvenire a livello nazionale, attraverso una convocazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e che la questione è nelle competenze della Presidenza del Consiglio, con una costante interlocuzione sia con il Ministero sia con Palazzo Chigi.

Il tempo che scorre e la minaccia dello spegnimento

Il rischio concreto è che qualcuno spenga definitivamente l’interruttore dello stabilimento, e una fabbrica spenta, senza alternative, rischia di fare ancora più male al territorio e ai lavoratori. Vito Pastore della Uilm Taranto ha ribadito che il tempo a disposizione si sta rapidamente esaurendo, dichiarando che bisogna fare in fretta perché lo stabilimento ex Ilva di Taranto fra qualche mese si spegne da solo.

La posizione della Regione Puglia

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha dichiarato di aver ascoltato con attenzione le organizzazioni sindacali e raccolto le loro preoccupazioni e proposte, sottolineando che Taranto non può continuare a vivere in una condizione di incertezza e che serve una visione industriale chiara che garantisca continuità produttiva, tutela del lavoro e una transizione verso una siderurgia pienamente compatibile con gli obiettivi ambientali.

La delegazione sindacale ha presentato una vera e propria “piattaforma rivendicativa di comunità” per il rilancio di Taranto, con l’obiettivo condiviso con la Regione Puglia di edificare una prospettiva duratura fondata sulla realizzazione di una nuova siderurgia sostenibile, legata a un articolato piano di reindustrializzazione capace di attrarre investimenti privati, diversificare il sistema produttivo locale e sanare la coesione sociale del territorio.

Le prospettive: cosa succede adesso

L’assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro, Eugenio Di Sciascio, ha dichiarato che l’incontro conferma un metodo di lavoro fondato sul confronto costante tra istituzioni e organizzazioni sindacali, e che ci si impegnerà a ritrovarsi nuovamente prima del prossimo confronto istituzionale nazionale, per favorire il massimo allineamento possibile tra le istanze del territorio e le posizioni che saranno rappresentate nei tavoli decisionali.

A Taranto, intanto, la situazione rimane tesa: l’incontro si inserisce in un contesto di forte tensione, con le organizzazioni sindacali che continuano a chiedere risposte urgenti per evitare una crisi sociale senza precedenti che coinvolgerebbe non solo Taranto, ma l’intera regione e il Mezzogiorno. Il prossimo passo decisivo spetta alle istituzioni nazionali, mentre la provincia aspetta certezze sul futuro del suo principale polo industriale.

Lascia un commento