Le organizzazioni sindacali che hanno incontrato il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro hanno ribadito la necessità di riaprire un confronto a Palazzo Chigi sulla vertenza dell’ex Ilva di Taranto. L’istanza proviene da Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Usb, che operano nel territorio da decenni e osservano una crisi che entra in una fase critica senza intermediazioni da Roma.
Tre mesi senza dialogo istituzionale
L’ultimo incontro tra governo e sigle sindacali risalirebbe al 5 marzo 2026. Da allora, la stanchezza del fronte sindacale tarantino emergerebbe dalla richiesta di urgente riapertura del tavolo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi, dopo mesi di silenzio istituzionale, con Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Usb che denunciano il mancato confronto con l’esecutivo.
Le preoccupazioni dei sindacati: risorse e tempistiche
Secondo quanto riferito dai sindacalisti, il presidente avrebbe assicurato che si farà promotore delle istanze sindacali nei confronti di Palazzo Chigi. Avrebbe sottolineato come, in assenza della conclusione del bando di vendita internazionale nei prossimi tre mesi, si potrebbe configurare una situazione critica per il territorio e lo stabilimento.
I segretari generali delle sigle sindacali avrebbero sottolineato l’urgenza di riaprire il confronto a Palazzo Chigi, evidenziando come la vertenza dell’ex Ilva si troverebbe in una fase di stallo e come sia indispensabile riavviare il tavolo istituzionale a Roma per una vertenza di questa portata.
La vertenza di lunga durata e le prospettive
Secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, lo stabilimento ex Ilva di Taranto rischierebbe di spegnersi nei prossimi mesi, rendendo necessario un cambio di strategia con interventi straordinari. Emergerebbe inoltre la richiesta di un maggiore coinvolgimento pubblico nella soluzione della crisi.
Le criticità della crisi in numeri
La vertenza coinvolge un’azienda che, tra dipendenti diretti, amministrazione straordinaria e indotto, occuperebbe circa 20mila persone nel territorio tarantino. Al centro delle preoccupazioni sindacali vi sarebbero l’assenza di risorse finanziarie, le ricadute sulle manutenzioni e sulla sicurezza degli impianti, l’aumento della cassa integrazione e l’incertezza sul bando di vendita internazionale.
Il contesto storico della crisi
La vertenza affonda le radici nel 26 luglio 2012, data in cui furono sequestrati gli impianti dell’area a caldo, seguito da oltre tredici anni di rinvii che, secondo i sindacati, avrebbero prodotto una lenta agonia degli impianti.
L’impegno dichiarato dell’esecutivo
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso avrebbe ribadito l’impegno dell’esecutivo sulla vertenza, affermando che quella dell’ex Ilva rappresenterebbe una sfida difficile che richiederebbe azione sinergica e massima responsabilità da parte di tutti gli attori. Tuttavia, le sigle sindacali chiedono trasparenza, investimenti pubblici diretti e un piano industriale credibile, elementi che continuerebbero a mancare nella strategia governativa per il rilancio della siderurgia tarantina.
