Nel cuore del centro storico di Laterza, affacciato sulla scenografica gravina tarantina, sorge il Palazzo Marchesale: un complesso tardo rinascimentale di straordinaria bellezza architettonica che racchiude secoli di storia nobiliare pugliese. Trasformato nel 1546 da antico castello medievale in prestigiosa residenza signorile, il palazzo rappresenta uno dei testimoni più eloquenti del passaggio dalla società feudale all’assetto moderno. Oggi, dopo il restauro completato negli anni Novanta, ospita il MUMA (Museo della Maiolica di Laterza), custode di una tradizione ceramica che dalla seconda metà del Seicento ha reso celebre Laterza in tutta Europa e nei Vaticani delle corti nobiliari.
Dalla fortezza al palazzo signorile: la trasformazione architettonica
Le origini del complesso risalgono al 1393, anno documentato da un’iscrizione incisa su uno dei capitelli del portale d’ingresso. In quel periodo, i feudatari di Laterza fecero costruire un castello a difesa della città, pressata dagli assalti dei centri limitrofi come Matera e Castellaneta. Il castello manteneva le caratteristiche tipiche delle fortezze medievali: un fossato profondo con ponte levatoio, mura merlate a nord e un passaggio segreto che dalla base raggiungeva la gravina sottostante, via di fuga in caso di assedio.
Nel 1546, Giovanni Battista I d’Azzia, investito del marchesato di Laterza, decise di trasformare la struttura fortificata in una elegante residenza privata. L’intervento, documentato dall’iscrizione del 1548 su uno stemma bipartito in pietra bianca all’ingresso, conservò alcuni elementi dell’antica fortezza (il fossato, le mura settentrionali, il cunicolo sotterraneo) ma reimpostò completamente l’assetto architettonico secondo i canoni del rinascimento tardo. Il palazzo divenne quindi sede di potere e prestigio della casata d’Azzia prima, e della famiglia spagnola dei Pérez Navarrete dal 1655 fino all’eversione della feudalità nel 1806.
Architettura e dettagli rinascimentali: un’opera di raffinata proporzione
La struttura si sviluppa su due piani ed è costruita prevalentemente in pietre grezze, che le conferiscono un aspetto austero e possente. La facciata est, principale, è stata la più rimaneggiata nel corso dei secoli e presenta oggi tre accessi: un grande portone che conduce al cortile interno a pianta quadrata, e due porte più piccole destinate rispettivamente al Museo della Maiolica e alla sala convegni “Cavallerizza”.
La vera meraviglia architettonica si trova nella facciata meridionale, riccamente ornata di motivi rinascimentali. Qui campeggia il celebre balcone delle stanze superiori dal quale il marchese, in occasioni solenni, si affacciava al popolo per comunicare le sue decisioni. Un dettaglio affascinante che testimonia il ruolo simbolico del palazzo nella gerarchia sociale cittadina. A nord, le finestre inferriate ricordano un’altra funzione della struttura: illuminavano le prigioni del palazzo, dove venivano tenuti gli insorti contro l’ordine feudale.
Nel cortile interno quadrato, magnificamente conservato, è visibile l’affresco raffigurante Sant’Anna, commissionato intorno al 1698 dal marchese Nicolò Pérez Navarrete in omaggio alla moglie Anna Capece, ultima signora del feudo. L’opera, restaurata nel 2005, conferisce al cortile un’atmosfera intima e nobilare. Completano la visione diversi balconcini interni e la traccia del sottile collegamento stilistico tra architettura militare e linguaggio civile del rinascimento.
Il Museo della Maiolica: tra tradizione artigianale e bellezza ceramica
Inaugurato il 1 dicembre 2015, il MUMA rappresenta un importante attrattore culturale per il territorio. Il museo è ospitato negli spazi suggestivi del palazzo ed espone una collezione di maioliche risalenti principalmente al periodo compreso tra la seconda metà del XVII e la prima metà del XVIII secolo. Si tratta della raccolta privata del dott. Riccardo Tondolo, un imprenditore che per decenni ha ricercato tenacemente le maioliche laertine disperse nel mondo, restituendole alla città d’origine.
La caratteristica distintiva della maiolica laertina è la monocromia turchina su fondo bianco, impreziosita da un repertorio decorativo vivace e narrativo. Le superfici ceramiche si animano con figure mitologiche, scene cavalleresche tratte da romanzi cavallereschi come l’Orlando Furioso, paesaggi fantastici, animali grotteschi e motivi vegetali intricati—margherite, peonie, orchidee della flora locale, tralci e girali che incorniciano le immagini con grande raffinatezza. Questa scelta cromatica non era casuale: si ritiene che il colore turchino richiamiasse il sangue blu dei nobili committenti, aristocratici che commissionavano queste opere come simbolo di prestigio e raffinatezza.
Tra i reperti esposti spiccano i grandi piatti ornamentali da parata, destinati ad abbellire le sale dei palazzi nobiliari, gli albarelli (recipienti in cui conservare erbe mediche e spezie), le acquasantiere, le coppe, le anfore e le alzate utilizzate nei sontuosi banchetti. I maestri maiolicari di Laterza, attivi tra il 1600 e il 1700, rifornivano le corti dei Borbone e il Vaticano stesso, testimonianza dell’altissimo valore raggiunto dalla manifattura.
Nel XVIII-XIX secolo il museo documenta l’evoluzione stilistica delle botteghe ceramiche laertine: la monocromia lascia spazio a una tavolozza più ampia, influenzata dalla ceramica campana e dalle porcellane orientali. Tra le opere di questa fase si distinguono i bacili da barba e le prime tazzine prodotte nel Regno di Napoli. Particolarmente affascinante è la sezione dedicata agli elementi decorativi originari della cripta della chiesa della Mater Domini, oggi conservati al sicuro nel museo: due teste con corpo panciuto decorato da rombi verdi che rappresenterebbero delle scaglie di drago, custodi simbolici dell’affresco della Mater Domini nella cripta.
Orari, tariffe e come visitare
Il Palazzo Marchesale si trova in Piazza Plebiscito, 52 a Laterza (TA). Il museo è visitabile tutti i giorni escluso il lunedì, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Per informazioni su tariffe specifiche e visite guidate, è consigliato contattare la cooperativa che gestisce il servizio al numero 333 57 26 138 o all’indirizzo email chiavedivoltacoop@gmail.com. È fortemente consigliato prenotare una visita guidata: la guida specializzata accompagna il visitatore attraverso il cortile interno, la scalinata e le sale espositive, arricchendo l’esperienza con aneddoti storici, dettagli sulla tecnica maiolicara e curiosità sulla vita nobiliare dell’epoca.
Per i visitatori interessati all’esperienza laboratoriale, sono disponibili attività didattiche: presso il complesso è possibile sperimentare la tecnica della ceramica a freddo realizzando una piastrella con i motivi tipici della maiolica di Laterza, da portare a casa come ricordo. Questo laboratorio coinvolge appassionati di tutte le età ed è particolarmente adatto a famiglie con bambini.
Come arrivare e consigli per la visita
Laterza è situata nella provincia di Taranto, nel nord della Murgia tarantina. Dal capoluogo provinciale di Taranto, il percorso richiede circa 30-40 minuti in auto. Il palazzo si raggiunge facilmente a piedi dal parcheggio pubblico in centro storico, seguendo i cartelli indicatori che conducono a Piazza Plebiscito.
La visita del palazzo si integra perfettamente con l’esplorazione del centro storico: non perdete le numerose chiese rupestri sparse nella gravina (San Giorgio, San Vito, San Giacomo, Santa Caterina, Cristo Giudice, San Francesco), il Santuario della Mater Domini con affreschi del XVIII secolo, la cinquecentesca Fontana dei Mascheroni, e soprattutto il belvedere della Gravina di Laterza, la spettacolare gola carsica profonda fino a 200 metri che offre panorami indimenticabili e sentieri escursionistici attrezzati.
Per una esperienza ancora più approfondita, è possibile raggiungere MesoLab Ceramics, un progetto contemporaneo di valorizzazione della ceramica laertina ubicato nelle grotte ipogee del Rione Mesola: un laboratorio di coworking dove apprendere le tecniche tradizionali e sperimentare il design ceramico moderno, in continuità con la tradizione che il Palazzo Marchesale e il MUMA celebrano e custodiscono.
