Ponte Girevole di Taranto: storia, ingegneria e il simbolo della città dei due mari

Il Ponte Girevole di Taranto è ben più di un semplice collegamento tra due sponde: rappresenta uno dei capolavori più affascinanti dell’ingegneria italiana del XIX secolo e il simbolo riconoscibile della «città dei due mari» in tutto il mondo. Sovrasta un canale navigabile lungo 375 metri che unisce il Mar Grande al Mar Piccolo, consentendo il cruciale passaggio delle navi militari dirette all’Arsenale della Marina Militare. La sua storia è intrinsecamente legata all’evoluzione di Taranto e alle necessità strategiche della sua difesa, raccontando un capitolo affascinante di innovazione tecnica e trasformazione urbana.

Una questione di difesa: dalle origini al ponte medievale

Le vicende del ponte affondano le radici molto più indietro di quanto si possa immaginare. Anticamente, dove oggi scorre il canale navigabile, esisteva un vero e proprio istmo di terra che univa l’acropoli della città antica (l’odierna Città Vecchia) al resto dell’abitato, situato nell’attuale Borgo Nuovo. Questo collegamento naturale fu rimosso alla fine del XV secolo per proteggere il Castello Aragonese dall’attacco dei nemici, in particolare dei Turchi che, dopo l’assedio di Otranto, minacciavano di colpire anche Taranto. Lo stesso fossato fu ampliato nel 1481 sotto Federico I d’Aragona come misura di difesa strategica. Nel medioevo esisteva già un ponte in muratura che collegava le due sponde, necessario per mantenere il collegamento territoriale pur preservando le difese della fortezza.

La rivoluzione dell’Ottocento: il primo Ponte Girevole

Solo a partire dal 1882 iniziarono gli studi approfonditi per rendere navigabile il canale tra le due rade. L’obiettivo era permettere l’accesso alle navi dall’Arsenale Militare Marittimo situato nel Mar Piccolo, una priorità strategica per la Marina italiana. Nel 1864, il primo passo concreto: fu bandito un appalto a concorso speciale al quale parteciparono le più accreditate aziende di ingegneria nazionale. Il progetto prescelto proveniva dall’Impresa Industriale Italiana di Costruzioni Metalliche dell’ingegnere Alfredo Cottrau di Castellamare di Stabia, che si ispirò a una struttura simile costruita a Brest in Bretagna nel 1861. Il vecchio ponte in muratura fu demolito nel 1885, e i lavori di costruzione iniziarono nel 1884, anche se dovettero subire rallentamenti a causa dell’epidemia di colera che colpì Taranto tra agosto e settembre del 1886.

Il nuovo ponte misurava 89 metri di lunghezza, 6,70 metri di larghezza e raggiungeva 12,10 metri di altezza dal livello dell’acqua al sommo dell’arco, con un costo complessivo di 4 milioni e 200 mila lire dell’epoca. L’opera fu realizzata sotto la direzione del colonnello del Genio Militare Giovanni Cugini e venne inaugurata il 22 maggio 1887 dall’arcivescovo Pietro Jorio, alla presenza del viceammiraglio Ferdinando Acton. Fu battezzato «Ponte Umberto Cataldo» in onore del sovrano regnante Umberto I e del santo patrono di Taranto, San Cataldo. L’ingegner Giuseppe Messina ne curò ideazione, progetto e realizzazione tecnica, sebbene la costruzione comportasse un sacrificio significativo: l’eliminazione di una torre del Castello Aragonese, irrimediabilmente perduta.

Il capolavoro dell’ingegneria idraulica

La struttura originaria era costituita da un grande arco a sesto ribassato in legno e metallo, diviso in due braccia che si riunivano nella sezione mediana (la chiave dell’arco) e giravano intorno a un perno verticale centrale. Il sistema di movimentazione era affidato a turbine idrauliche alimentate da 600 metri cubi di acqua contenuti in un serbatoio posto sul torrione San Lorenzo del Castello Aragonese adiacente. Quando si rendeva necessario consentire il passaggio delle navi, l’acqua cadeva dalle vasche, alimentando due turbine situate sotto ciascuno dei piloni, che mettevano in rotazione il ponte. Si trattava di un’ingegneria sofisticata per l’epoca: un sistema completamente automatico e affidabile, che rappresentava il massimo della tecnologia disponibile nel XIX secolo.

L’ammodernamento del dopoguerra e il sistema elettrico

Nel secondo dopoguerra il vecchio ponte, progettato originariamente per il traffico a cavalli, si dimostrò insufficiente. Era stato costretto ad adattarsi nel 1922 all’arrivo del tram elettrico, e dopo il settembre 1943 dovette sopportare il transito di numerosi mezzi militari pesanti, assolutamente imprevisti al momento della progettazione. Nel 1956, il governo italiano decise di costruire un nuovo ponte. I lavori furono eseguiti dal Genio Civile con uno stanziamento di 382 milioni di lire; i calcoli e la costruzione dell’ossatura metallica furono affidati a ditte specializzate. L’apertura del nuovo ponte fu ufficialmente celebrata il 10 marzo 1958 dal presidente della Repubblica Luigi Gronchi.

La struttura attuale conserva la stessa architettura di quella originale, ma con dimensioni leggermente aumentate: 89,9 metri di lunghezza e 9,3 metri di larghezza. La vera innovazione del 1957 fu il passaggio dal sistema idraulico a uno completamente elettrico. Ciascuno dei due semiponti ruota intorno a un perno centrale mediante un pignone azionato da un motore elettrico, che si muove su una cremagliera e poggia su una pista di rotolamento costituita da cilindri di acciaio. Il nuovo sistema è controllato da due cabine di pilotaggio situate nei pressi di ciascun semiponte, con quattro operai specializzati che controllano il corretto funzionamento dei dispositivi automatici.

Come funziona: la danza del ferro

Il meccanismo di apertura è affidato a due ingranaggi posti su entrambi i lati del ponte. Quando è necessario il passaggio di una nave, gli ingranaggi separano i due semiponti e li fanno ruotare alternativamente in modo sincrono: prima si sposta il semiponte più vicino all’Isola della Città Vecchia, poi quello collegato al Borgo Nuovo. L’apertura completa del ponte richiede circa 20 minuti, mentre il tempo per le manovre di apertura e chiusura è di circa tre minuti. Durante questa fase spettacolare, i due semiponti si spalancano verso il Mar Piccolo come le braccia di un saluto, creando un’immagine indimenticabile per chi osserva dal lungomare. La gestione dell’apertura e la manutenzione sono affidate alla Marina Militare Italiana.

Orari e aperture: quando osservare il ponte in azione

Non esiste un orario fisso pubblico di apertura del Ponte Girevole, poiché le manovre dipendono dalle necessità operative della Marina Militare e dall’Arsenale. Le aperture sono principalmente di tre tipi: aperture ordinarie per il transito di unità militari, che avvengono principalmente nelle prime ore del mattino (intorno alle 5:00); aperture straordinarie per manutenzione e prove di funzionamento, generalmente pianificate tra le 00:20 e le 5:00 del mattino; aperture speciali per occasioni particolari, come la processione marittima di San Cataldo a maggio, quando la statua del santo patrono passa sotto l’arco del ponte aperto.

Una delle aperture più memorabili fu quella dell’ottobre 1989, quando Papa Giovanni Paolo II passò in barca al cospetto della cittadinanza, lasciando un segno profondo nei cuori di chi assistette all’evento. Le aperture straordinarie per manutenzione e test tecnici vengono comunicate al pubblico tramite il Comune di Taranto e la Marina Militare, con preavviso di qualche giorno. In caso di emergenze (ambulanze, mezzi dei Vigili del Fuoco, autopattuglie), il ponte può essere richiuso con un preavviso minimo di 15-30 minuti.

Come raggiungerlo: una passeggiata nel cuore della città

Il Ponte Girevole si trova nel centro storico di Taranto, collegando la Città Vecchia (l’Isola) al Borgo Nuovo. È facilmente raggiungibile a piedi da qualunque punto del centro urbano. Dalla stazione ferroviaria centrale di Taranto (circa 1,5 chilometri), è possibile raggiungere il ponte in circa 20 minuti a piedi, dirigendosi verso il lungomare ovest e il canale navigabile. Chi arriva in auto può trovare parcheggio nei pressi di Piazza Castello, che costituisce un buon punto di partenza per una passeggiata verso il ponte. Il ponte è libero e può essere attraversato a piedi o in auto in qualsiasi momento, salvo durante le brevi operazioni di apertura (che causano l’interruzione temporanea della viabilità).

Consigli pratici per il visitatore

Il momento migliore per visitare il Ponte Girevole è al tramonto o in serata, quando la luce dorata illumina la struttura in ferro e il riflesso sul canale crea un’atmosfera particolarmente romantica. Proprio per questo motivo, il ponte è diventato una meta popolare per le coppie innamorate, che seguono la tradizione (resa famosa dal romanzo e dal film «Ho voglia di te») di legare lucchetti dell’amore alla ringhiera, emulando il Ponte Milvio di Roma. Sebbene la maggior parte di questi lucchetti sia stata rimossa nel corso degli anni, alcuni restano ancora aggrappati alla struttura.

Se si desidera assistere all’apertura del ponte, si consiglia di seguire gli annunci ufficiali del Comune di Taranto e della Marina Militare. Le aperture straordinarie per manutenzione sono spesso il momento migliore, poiché avvengono nelle prime ore del mattino quando la città è più tranquilla. Il lungomare circostante offre una visuale spettacolare, con il Castello Aragonese sullo sfondo e il Museo Nazionale Archeologico nelle vicinanze, consentendo di combinare la visita al ponte con l’esplorazione del patrimonio storico-culturale della città.

Il ponte nella cultura popolare e nella poesia

Il Ponte Girevole è stato celebrato da Gabriele D’Annunzio nelle sue Laudi, in una delle più belle descrizioni letterarie del monumento: «Non balena sul Mar Grande né tuona. / Gira e del ferro il tuo Canal rintrona». Il premio Nobel italiano colse perfettamente l’essenza del ponte: non è uno struttura che abbaglia o impressiona con caratteri romantico-eroici, ma un’opera funzionale che incarna la razionalità e la forza della tecnica industriale italiana.

Nel 2018, il ponte è stato utilizzato come set per diverse scene del film d’azione «6 Underground» diretto da Michael Bay, testimonianza della sua iconicità internazionale. La struttura è anche stata omaggiata nel romanzo «Sipario Ducale» di Paolo Volponi (1975). Il Ponte Girevole rimane così non solo un’opera di ingegneria straordinaria, ma un simbolo profondamente radicato nell’identità culturale e nell’immaginario collettivo di Taranto.

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